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Il Corano

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Il Corano. Traduzioni, traduttori e lettori in Italia

(a cura di Giuliano Zatti), IPL, Milano 2000.


Il testo raccoglie gli Atti del Convegno Il Corano: traduzioni, traduttori e lettori in Italia, tenutosi nel Centro Convegni dell’Abbazia benedittina di Praglia (Padova) nei giorni 6 e 7 novembre 1998, nel terzo centenario della pubblicazione del Corano nella versione latina di Ludovico Marracci, avvenuta a Padova nel 1698, grazie alla strumentazione tipografica del Seminario di Padova.

Il Convegno, nato dalla collaborazione tra Seminario Vescovile di Padova, Associazione
Gaudium et Spes e Dipartimento di Scienze dell’Antichità e del Vicino Oriente - Sezione Orientalistica - dell’Università di Venezia, si è rivolto al pubblico cristiano per una informazione divulgativa sulle differenti modalità delle traduzioni del Corano in ambito musulmano e cristiano, nella consapevolezza che un autentico dialogo interreligioso si avvale della conoscenza dei rispettivi vocabolari e dei reciproci universi culturali di riferimento.

Il Corano, nella sua specificità di testo sacro, si propone come un evento linguistico dove tradizione orale, trasmissione e interpretazione si fondono dentro l’orizzonte di una lingua definita. Il Convegno si è proposto di rispondere ad alcune domande: cosa significa “tradurre” il Corano in una lingua diversa dall’arabo? Quali differenti presupposti culturali vengono immessi nelle traduzioni? Vi sono diversi approcci nel tradurre e leggere il Corano a partire dal fatto che colui che vi si accosta sia un musulmano, il credente di altra tradizione religiosa o la semplice persona culturalmente interessata?

La personalità di Ludovico Marracci (1612-1700) ha fatto da sfondo alle diverse relazioni. Uomo straordinario e poliedrico, fu capace di superare alcuni pregiudizi del tempo, preludendo alla successiva epoca dei lumi, anche se rimase inevitabilmente un figlio del suo tempo. Il valore della sua figura sta nella scrupolosa traduzione integrale del Corano in lingua latina, unita ad un apparato critico basato sulle fonti islamiche e la consultazione della tradizione culturale islamica. Culturalmente rilevante fu il tentativo di documentare la presenza della tradizione giudaica, nella sua versione talmudica, all’interno della letteratura religiosa islamica. Marracci in qualche modo consolidò il processo avviato della conoscenza oggettiva dell’islâm, dimostrando una perspicace conoscenza della religione musulmana. Suo limite è il non aver saputo distinguere il giudizio culturale sull’islâm (l’interferenza delle fonti nella composizione del Corano) dal giudizio controversistico (circa il possibile “plagio” coranico e quindi la stessa verità dell’islâm). Rimane come eredità del suo atteggiamento la riproposizione per l’oggi dei modelli di evangelizzazione dell’islâm, assieme all’istanza di una “lettura cristiana” dell’islâm stesso che ne ricerchi il senso dentro l’economia cristocentrica.

Marracci, inoltre, ha evidenziato un’altra urgenza: non sono sufficienti la conoscenza di una lingua, la competenza lessicografica e la capacità storico-culturale nell’accostare la realtà islamica per sentirsi capaci di una adeguata comprensione. Il lettore che accosta il Corano ha bisogno di un lungo apprendistato per abituare lo sguardo ad una realtà diversa - come può esserlo il libro sacro dei musulmani - e percepirla qual’è veramente. Servono tempo e pazienza per apprezzare le diversificazioni nate magari da contesti, immagini, discorsi e memorie comuni alla tradizione cristiana; c’è bisogno ancora di attenzione nel valorizzare gli elementi dell’islâm, senza pretendere di farne una esegesi forzatamente cristiana, tenuto conto del fatto che la lettura di un altro testo religioso si fa riconoscendo la parzialità del proprio approccio e accettando la specificità di altre interpretazioni. L’accostamento al Corano, pertanto, domanda di mettere assieme diverse competenze che lo riconoscano come libro religioso ed insieme come monumento storico e letterario: è facile concludere che questo lavoro deve essere accompagnato da una “simpatia” senza la quale non vi può essere una conoscenza serena.

I contributi sono, nell’ordine, di: Maria Pia Pedani Fabris, Vincenzo Poggi, Giuseppe Rizzardi, Paolo Branca, Cherubino Mario Guzzetti, Maurice Borrmans, Valentino Cottini e Giuliano Zatti.

Il libro può essere richiesto al
Servizio diocesano, alle librerie o al Centro Ambrosiano di Documentazione sulle Religioni (CADR) di Milano.


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