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Cari amici musulmani

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Cari amici musulmani

Musulmani in Italia, ovvero "vicini di casa"
Giorgio Paolucci, Avvenire, 15.04.2010, 33

Una delle parole più utilizzate e insieme equivocate - e non di rado strumentalizzate - quando si argomenta di immigrazione e di rapporti tra cristiani e musulmani è "dialogo". Un termine infarcito di significati diversi e spesso divergenti, che non può mancare nel vocabolario di un incontro che ambisca a fare bella figura sul palcoscenico del politically correct, e che insieme suscita diffidenza tra quanti lo leggono come l'anticamera del cedimento agli 'invasori' o del tradimento della propria identità. Così, tra riduzionismi irenici e chiusure aprioristiche, il dialogo sta progressivamente smarrendo il suo significato autentico di incontro tra diversi che desiderano conoscersi e fare un cammino insieme, riconoscendo che c'è qualcosa che li accomuna: il desiderio di compimento di sé, quell'esigenza di verità, di bellezza e di giustizia che la Bibbia sintetizza nella parola "cuore". Se questa è l'istanza originaria che muove a cercarsi e a conoscersi, serve un alfabeto per poter fare dei passi in avanti sulla strada che insieme si sta percorrendo.

Ed è una sorta di alfabeto del dialogo quella che Luigi Patrini propone in un libro che già nel titolo esprime le intenzioni che muovono l'autore: Cari amici musulmani. Come rendere possibile la necessaria convivenza tra islamici e cristiani (Marietti 1820, 2009, pp. 180, euro 15). Con questi termini si sono espressi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI incontrando le comunità islamiche rispettivamente a Damasco (6 maggio 2001) e a Colonia (20 agosto 2005).

Non si può chiamare "amico" - se non per convenienza o per mero espediente retorico - qualcuno che non ha nulla a che fare con sé. E se lo si vuole conoscere è perché si è mossi da un'attrattiva, da un sincero interesse umano verso di lui, un interesse che è "conditio sine qua non" di ogni autentica conoscenza, se vogliamo stare alla lezione impartita da Agostino: "Solo chi ama conosce".

Il libro si rivolge alle persone di tradizione islamica che hanno messo radici in Italia (ed è significativo che sia imminente l'edizione con testo a fronte in arabo) e insieme agli italiani che desiderano approfondire il rapporto con costoro. Elementi fondamentali di questo alfabeto del dialogo sono il primato della persona in quanto fatta a immagine e somiglianza di Dio, la distinzione tra religione e politica e il valore di una laicità "positiva", capace cioè di riconoscere la rilevanza pubblica dell'esperienza religiosa. A questi elementi di fondo si deve aggiungere la conoscenza dei principi che stanno a fondamento della Costituzione italiana, che nel testo vengono presentati come ingredienti irrinunciabili di una convivenza basata su valori di fondo condivisi (e spesso, occorre riconoscerlo, dimenticati dagli stessi italiani che ne esigono il rispetto da parte degli immigrati...). Attorno a questi snodi è necessario lavorare per edificare i pilastri portanti di un dialogo che è innanzitutto di natura culturale. E che può essere proficuamente alimentato, più che dalla moltiplicazione di appuntamenti tra esperti, dalle occasioni di incontro che la vita quotidiana offre sui luoghi di lavoro, nelle scuole, nei quartieri con quelli che sono i nostri nuovi vicini di casa.


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